Cosa indica il mercato per la seconda parte dell’anno?
Settembre segna tradizionalmente la ripartenza dell’attività dopo la pausa estiva e, per il mercato M&A italiano, coincide quest’anno con uno scenario particolarmente interessante.
Nel primo semestre 2026 sono state concluse in Italia 637 operazioni M&A, in calo del 14% rispetto allo stesso periodo del 2025, per un controvalore complessivo superiore a €22 miliardi, rispetto ai circa €30 miliardi dell’anno precedente.
Numeri che evidenziano un rallentamento, ma che non raccontano da soli l’intero mercato.
A metà anno risultavano infatti oltre €60 miliardi di operazioni già annunciate e non ancora finalizzate, creando una pipeline significativa per la seconda parte del 2026 e l’inizio del 2027.
Meno deal, ma un mercato ancora attivo
Un elemento interessante emerge osservando separatamente numero e valore delle transazioni.
Le operazioni Italia su Italia sono state 342, contro le 382 del primo semestre 2025, con una riduzione di circa il 10%. Il loro controvalore è invece passato da €16,7 a €6,8 miliardi, registrando una contrazione molto più marcata.
La diversa dinamica tra volumi e valori suggerisce un mercato nel quale il calo dei grandi deal ha inciso in maniera significativa sul controvalore complessivo, mentre l’attività transazionale è rimasta più resiliente.
Un dato particolarmente rilevante per il segmento PMI e small cap.
Anche il cross-border continua a giocare un ruolo importante: nel semestre sono state completate 195 acquisizioni di aziende italiane da parte di operatori esteri, per un valore complessivo di €8,2 miliardi, superiore ai €6,9 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Dove si concentra l’M&A italiano?
Tre comparti hanno generato complessivamente il 69% del controvalore M&A del semestre:
- TMT: €6,4 miliardi;
- Industrial Markets: €4,6 miliardi;
- Energy & Utilities: €4,4 miliardi.
La concentrazione evidenzia come gli investitori continuino a privilegiare settori nei quali le acquisizioni possono rappresentare una leva per ottenere scala, tecnologia, capacità produttiva, competenze o accesso a nuovi mercati.
Cosa significa per una PMI?
In un mercato più selettivo, non è sufficiente che un’azienda sia profittevole per risultare attrattiva.
Prima di avviare un processo M&A, alcuni indicatori assumono particolare rilevanza: EBITDA e relativa marginalità, PFN/EBITDA, capacità di conversione dell’EBITDA in cassa, concentrazione della clientela e sostenibilità della crescita.
Un esempio semplice: una società con €2 milioni di EBITDA e €6 milioni di PFN presenta una leva di 3,0x, mentre con €2 milioni di PFN il rapporto scende a 1,0x. A parità di risultato operativo, il profilo finanziario e il potenziale Equity Value possono quindi essere profondamente differenti.
Allo stesso modo, due aziende con lo stesso EBITDA possono avere capacità di generazione di cassa molto diverse a causa di capex, capitale circolante e stagionalità.
Sono proprio questi elementi che, insieme alle prospettive industriali dell’azienda, entrano progressivamente al centro della valutazione di investitori e potenziali acquirenti.
Una pipeline da oltre €60 miliardi
Il dato probabilmente più significativo in vista dell’autunno rimane quindi la pipeline.
A fronte delle 637 operazioni completate nel primo semestre, KPMG stima circa 1.500 deal complessivi entro la fine del 2026. Per raggiungere questo livello, nella seconda parte dell’anno dovrebbero quindi essere completate oltre 860 operazioni.
Non significa che il secondo semestre sarà automaticamente più dinamico: operazioni annunciate e operazioni effettivamente concluse sono due grandezze differenti.
Indica però che il mercato dispone ancora di una quantità significativa di operazioni in lavorazione.
Arrivare preparati alla ripartenza
Per imprenditori, PMI e investitori, la domanda non è quindi semplicemente “è un buon momento per fare M&A?”.
La domanda più utile è: l’azienda è realmente pronta ad affrontare un’operazione?
Qualità dell’EBITDA, struttura finanziaria, generazione di cassa, sostenibilità dei risultati, preparazione della documentazione e corretta individuazione delle controparti possono incidere in maniera determinante sul processo.
In un mercato più selettivo, la preparazione dell’azienda non precede semplicemente il deal: diventa parte del deal stesso.
Dati: KPMG – Mercato M&A italiano, primo semestre 2026
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